(Su Techeconomy.it) L’Agenda Digitale Italiana come leva per la ripresa economica?

iab-events-300x130Considerazioni personali pubblicate su www.techeconomy.it il 18 aprile 2013.

Nel cuore della vita politica della capitale, nella sala delle Conferenze di piazza Montecitorio, ieri si è parlato di e si è annunciato un confronto con gli attori della Digital Economy italiana.

L’evento, organizzato da IAB Events, è stato aperto da un tanto breve quanto efficace intervento del Ministro Francesco Profumo, che ha sottolineato quanto il Paese sia pronto al digitale a partire dalla scuola e dal successo dell’iscrizione online, obbligatoria da quest’anno.
Tralasciando la difficoltà proprio dell’iscrizione (mi chiedo infatti se il ministro abbia provato a iscrivere qualcuno a scuola …io sì!) il fulcro dell’intervento è stato proprio la necessità di iniziare a forzare la mano per dirottare le abitudini degli italiani a ragionare in digitale. Discorso molto interessante se non fosse stato seguito dalla panoramica delle best practices europee in tema di digitalizzazione presentate da Marc Vos, Partner & Managing Director Boston Consulting Group.

In pratica la ricetta per un’Italia digitale dovrebbe trarre spunti da:

  • l’Olanda quanto a sviluppo dell’infrastruttura
  • la Svezia per la formazione/engagement dei giovani
  • la Danimarca per la disponibilità dell’eGov
  • l’UK quanto a sviluppo dell’eCommerce e dell’online advertising

A cui andrebbe aggiunto un pizzico di innovazione Sud Coreana e uno stimolo al turismo di impronta egiziana. Il tutto inquadrato in un singolo mercato “Digitale” nei Paesi EU27.

Ora, individuati gli ingredienti della ricetta magica, cosa osta al raggiungimento della perfezione anche in Italia? Il ruolo poco deciso e decisamente lento di policy makers e dei governi. Secondo Simona Zanette, presidente IAB Italia, la realizzazione immediata dell’Agenda Digitale appena approvata potrebbe essere la leva giusta per ridare una spinta all’economia, portando effetti positivi non solo sulle aziende più innovative, ma anche, a cascata, su tutta l’economia del Paese agendo anche sull’indotto che ruota attorno a queste aziende.

In pratica sono tutti d’accordo a che il sistema delle decisioni sia un abilitatore più forte. Strano però che alla discussione non fosse presente nessuno dell’Agenzia per l’Italia Digitale, neonata istituzione con il compito di portare avanti gli obiettivi definiti dall’Agenda Digitale Italiana, monitorando l’attuazione dei piani di ICT delle pubbliche amministrazioni e promuovendone annualmente di nuovi, in linea con l’Agenda digitale europea.

La nota stonata dell’evento? Il fatto che, come spesso accade, per parlare di internet, comunicazione digitale, innovazione ecc. si scelgano sedi prestigiose senza considerare che i muri spessi bloccano la connessione via smartphone. L’assenza di una connessione wi-fi per supplire all’inconveniente mi sembra l’ennesimo tentativo di filosofeggiare perdendo di vista i risvolti pratici e concreti della materia: parliamo di internet ma non vi diamo la connessione; esaltiamo le doti dell’integrazione tra i media online ma non vi consentiamo di farla. Eppure nel caso dell’evento specifico, tra i main sponsor dell’evento c’erano nomi come “e-business consulting“  (nella cui brochure, opportunamente distribuita all’ingresso insieme al programma, ė sottolineata l’esperienza in PR online e social media marketing e di wifi CRM) e “Seat pagine gialle”  che proprio estranei al tema non dovrebbero essere.

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