Della conoscenza e del passaparola: un triste destino per gli ebook?

Il libro. Un insieme di pagine che racchiudono sapere e ne consentono la diffusione nel tempo e nello spazio. Contenuti organici e strutturati che necessitano esperienza e conoscenza, se non fantasia e talento, per essere fissati su carta.
Essere autore di un libro è sempre un punto in più per chi lavora in uno specifico campo, che si qualifica come “esperto”, oltre ad acquisire visibilità.
Scrivere un libro necessita, oltre che di tempo e di impegno, anche di un editore che creda nel progetto.

Ma la rete oggi offre, tra le infinite opportunità, anche quella di diventare autori e guadagnare visibilità anche senza un editore.
Basta, infatti, pubblicare un ebook. Ce ne sono per ogni esigenza e per ogni circostanza, più o meno professionali, di maggiore o minore approfondimento e più o meno gratuiti.

Pratica diffusa è farsi pagare con un tweet, ossia non aprendo il portafogli ma facendo passaparola. Il prezzo, comunque, deve essere commisurato al valore del prodotto, altrimenti “ci prendi la sola” (lezione di economia numero 1).
In libreria è possibile sfogliare il libro, leggerne qualche estratto e decidere di spendere Xeuro per acquistarlo. Anche online ci sono diverse formule che consentono di sfogliare prima di acquistare. Discorso che però diventa complicato se l’ebook è composto solo di 5 pagine compresa copertina, crediti e ringraziamenti. Per questi prodotti, è ovvio, bisogna comprare a scatola chiusa fidandosi dell’autore.
Come ho fatto io.
Ho comprato con un tweet da un’azienda di comunicazione un ebook, scoprendo poi che è composto da un articolo di giornale già letto (e non scritto dall’azienda) e un decalogo con 20 righe di roba più che scontata.

Le domande che a questo punto mi pongo sono:
1. se l’ebook è rivolto a chi mastica poco di internet, allora perchè farsi pagare con un tweet?
2. i miei, anche scarsi, contatti valgano così poco secondo quell’azienda?
3. è questo il futuro dell’editoria cui andiamo incontro?
Oltre alla certezza che quell’azienda di comunicazione, per me, è squalificata.

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