Etichette variegate per spiegare il mondo (confuso e pericoloso) dei Social Network

Nella puntata di Report del 10 aprile 2011, intitolata “Il prodotto sei tu”, giornalista Milena Gabanelli ha “lasciato parlare” molti soggetti per spiegare il Social Network e, soprattutto, le insidie che nascondono.
Ma chi sono questi soggetti?
Leggendo le didascalie inserite nel video, rilevo che per alcuni degli intervistati è dato sapere solo che lavorano in Facebook, Google, Wikipedia Italia, Liber Liber, Associazione Vividown, Autorità Garante delle Privacy, Sophos Italia, Progetto Winston Smith. Per questi soggetti non è stata scritta alcuna qualifica, è stato riportato solo nome e l’azienda. Cosa che, per me utente, dequalifica molto la singola dichiarazione non conoscendo l’autorità della voce, soprattutto quando si tratta di aziende di grandi dimensioni.

A non tutti gli intervistati, però, è stata riservato lo stesso trattamento. Per il Titolare Videoteca, il Titolare Partito Privata Italiano, il Commissario Autorità Garante delle Comunicazioni, il Presidente Assoprovider, l’Avvocato Istituto Italiano per la Privacy e il Capo di Stato Maggiore USA la posizione ricoperta è stata specificata.

Ancora, per Julian Assange, evidentemente, nessuno ha pensato fosse importante scrivere che è il fondatore di WikiLeaks, evidenza che invece è stata data a Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook.

Per i liberi professionisti, invece è stata evidenziata una bella varietà di figure professionali che spaziano dalle professioni legali (Avv. Specialista Cybercrimine, Avvocato Penalista, Avvocato Specializzato Diritto delle Nuove Tecnologie) alle professioni informatiche (Esperto Sicurezza Informatica, Webmaster, Consulente Informatico) per arrivare alle “nuove professioni della Rete” più o meno intuitive come il Ricercatore di Virus, l’Editore Online, l’Esperta Web Listening, l’Etnografo Digitale e il Net Artist.

Oltre a questi professionisti, poi, il compito di spiegare come pagarsi parte degli studi con la gestione di pagine e profili Facebook per conto di aziende e personaggi pubblici e come pianificare e creare campagne pubblicitarie sempre sul social network di Zuckerberg è stato affidato allo studente di Scienze Politiche. Il posizionamento dei siti su Google e il potere del bottone “mi piace” è stato invece delegato ad un membro dell’Associazione Oratorio Ghisilieri.

Ovviamente le case History sono state affidate ai “malcapitati della rete” che non sono stati inquadrati professionalmente.

Infine, per spiegare Foursquare è stato intervistato un tizio non meglio identificato che evidentemente, per la Rai non merita alcuna etichetta e viene trattato (a livello di immagine e credibilità) agli anziani che imparano ad usare Facebook, anch’essi intervistati.

Insomma, è stato fatto un minestrone di voci autorevoli o meno (non si sa), professionisti e forse tali, utilizzatori contestualizzati e non.

Foto: giallozafferano.it

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