La storia di Linkedin in 121 slide
Pubblicato: 11 maggio 2013 Archiviato in: appunti, deduzioni | Tags: anniversario, caso studio, concetti, linkedin Lascia un commento »Decisamente interessante il caso studio dell’evoluzione dei 10 anni di Linkedin, tanto quanto l’evidente relatività del concetto di “brevità”…
From a handful of guys in a living room to 225 million members around the world. Join us for a look back at where we’ve been over the last decade. Thanks to our amazing members for being a part of our journey.
Desktop Version: http://ourstory.linkedin.com/
Co-founder Reid Hoffman’s Blog Post: http://blog.linkedin.com/2013/05/05/linkedin-turns-10
Evolution of LinkedIn Homepage: http://blog.linkedin.com/2013/05/06/the-evolution-of-linkedin/
Permanenza delle tracce in Rete
Pubblicato: 10 maggio 2013 Archiviato in: appunti | Tags: appunti, josh bernoff, luigina forgetti Lascia un commento »Riprendo una slide dell’ottima presentazione di Alessandra Farabegoli dal titolo Linguaggi e relazioni in rete: uomini e donne sui social network e lo pubblico sulle mie pagine… perchè non posso tatuarne il contenuto sulla fronte, ma posso appuntarlo a futura memoria:
8 consigli per creare una lista usabile di link
Pubblicato: 7 maggio 2013 Archiviato in: appunti, usabilità | Tags: appunti, link, usabilità Lascia un commento »Da un breve ma interessante post di Giacomo Mason sui quick link delle intranet, prendo nota degli 8 suggerimenti per la creazione di link usabili:
- Scegliere i link per la loro importanza e popolarità e non in virtù di considerazioni “politiche”
- Mantenere una lista corta e leggibile
- Linkare direttamente alle risorse indicate
- Scrivere label chiare e senza gergo astruso
- Indicare con una icona l’apertura in una nuova finestra
- Indicare se è richiesto un login
- Lasciare che gli utenti aggiungano i loro link
- Arricchire la lista con un tooltip di spiegazione
(Su Techeconomy.it) Professioni web: Magda Paolillo e l’Information Architect
Pubblicato: 6 maggio 2013 Archiviato in: appunti | Tags: information architect, IWA Italy, Web Profiles Lascia un commento »Una breve intervista alla sottoscritta sulla figura professionale dell’Architetto delle informazioni, pubblicata su www.techeconomy.it il 2 maggio 2013:
Continuano gli appuntamenti con le interviste realizzate da TechEconomy, in collaborazione con IWA Italy, per dare voce ai professionisti del web e capire come cambiano i profili professionali legati alla Rete.
A rispondere alle nostre domande oggi è Magda Paolillo, che ci parla dell’Information Architect.
1) Di cosa si occupa precisamente un Information Architect?
Disegna la struttura di un sito web: individua le singole unità informative e dà loro la giusta allocazione all’interno di un’organizzazione che tiene conto delle relazioni orizzontali, verticali e trasversali che legano tali unità. Il criterio logico alla base del disegno è la chiarezza dei click e la reperibilità delle informazioni per il generico utente web, che deve essere in grado di navigare il sito in maniera intuitiva e lineare.
2) Studi e pratica sul campo: cosa serve per diventare Information Architect?
Studiare, studiare, studiare, non tanto sui libri quanto sul campo. La tecnologia –e con essa le opportunità di comunicazione- è in “beta permanente”, le abitudini e le aspettative dell’utente medio sono in continua evoluzione, l’usabilità è sotto i riflettori dei normatori e le esigenze del cliente sono mutevoli. Dunque è indispensabile conoscere il contesto e le regole di base, ma conta anche il buon senso, l’esperienza e l’elasticità mentale per riuscire ad adattare la struttura web, che si va a progettare, ad un ambiente in rapida evoluzione evitando che diventi vecchia e inusabile troppo in fretta.
3) Come hai capito che il web sarebbe diventato la tua professione?
L’incontro (tardivo) con il web è stato un colpo di fortuna e un amore a prima vista. Conclusa l’università mi sono trovata con nulla di concreto in mano e nell’incapacità di prendere una decisione sul mio futuro. “Qui c’è bisogno di qualcosa di nuovo, il salto nel buio, della svolta” mi sono detta. Allora ho optato per la prima edizione di un master in Marketing e Comunicazione Web quando non avevo un computer – né tantomeno internet – e non sapevo cosa fosse una chat! Un bravo insegnante mi ha illuminato mostrandomi come applicare le mie attitudini di sintesi al web. E l’illuminazione è arrivata… perché nella vita ci vuole audacia, ma sono le coincidenze che fanno la differenza.
4) Qual è la cosa più difficile da far capire ai clienti?
Con l’analisi delle informazioni e le bozze di struttura dei progetti web spesso vengono messi alla luce elementi e processi migliorabili, se non interamente da rivedere. Il cliente fatica a capire che quando si decide di essere online – sia che si tratti di una prima volta sia di una ristrutturazione di una presenza già esistente – arriva anche il momento delle “pulizie di primavera”. Perché con il web ogni cosa viene portata alla luce del sole e sottoposta al giudizio dell’utente, non solo nella forma ma soprattutto nel contenuto.
5) E ai colleghi?
La collaborazione e la fiducia sono alla base di qualsiasi lavoro ben riuscito. Un progetto ha successo solo se l’obiettivo comune del team di lavoro è la riuscita del progetto stesso. Purtroppo non sempre tutti gli interessi convergono e il risultato è un compromesso non sempre soddisfacente.
6) Cosa ti piace di più della tua professione e cosa meno?
Lo stimolo continuo derivante dall’unicità dei progetti a cui ho lavorato fino ad ora è l’aspetto più piacevole del mio lavoro. Ogni progetto è diverso dall’altro quanto a tematiche, target, team di lavoro, vincoli di budget e di tempi: ogni volta la sfida ricomincia e a progetto concluso ho imparato qualcosa di nuovo. L’aspetto meno piacevole è conquistare la fiducia del cliente, spesso un po’ scettico e “troppo” partecipe.
7) Che consiglio daresti a chi volesse diventare Information Architect?
Di osservare con curiosità, prima di iniziare a progettare le strutture dei contenuti, chi dovrà fruire di quei contenuti, cercando di comprenderne il modus operandi e gli stimoli a cui reagisce. L’utente tipo deve essere al centro di qualsiasi progetto.
8) In tre aggettivi, un buon Information Architect deve essere?
Pratico, attento, flessibile.
9) E ora in un tweet: chi è il Information Architect?
L’ #informationarchitect progetta, e riordina, “case virtuali” rendendole accoglienti e confortevoli per ogni tipologia di ospite.
(Su Techeconomy.it) L’Agenda Digitale Italiana come leva per la ripresa economica?
Pubblicato: 24 aprile 2013 Archiviato in: deduzioni Lascia un commento »
Considerazioni personali pubblicate su www.techeconomy.it il 18 aprile 2013.
Nel cuore della vita politica della capitale, nella sala delle Conferenze di piazza Montecitorio, ieri si è parlato diAgenda Digitale e si è annunciato un confronto con gli attori della Digital Economy italiana.
L’evento, organizzato da IAB Events, è stato aperto da un tanto breve quanto efficace intervento del Ministro Francesco Profumo, che ha sottolineato quanto il Paese sia pronto al digitale a partire dalla scuola e dal successo dell’iscrizione online, obbligatoria da quest’anno.
Tralasciando la difficoltà proprio dell’iscrizione (mi chiedo infatti se il ministro abbia provato a iscrivere qualcuno a scuola …io sì!) il fulcro dell’intervento è stato proprio la necessità di iniziare a forzare la mano per dirottare le abitudini degli italiani a ragionare in digitale. Discorso molto interessante se non fosse stato seguito dalla panoramica delle best practices europee in tema di digitalizzazione presentate da Marc Vos, Partner & Managing Director Boston Consulting Group.In pratica la ricetta per un’Italia digitale dovrebbe trarre spunti da:
- l’Olanda quanto a sviluppo dell’infrastruttura
- la Svezia per la formazione/engagement dei giovani
- la Danimarca per la disponibilità dell’eGov
- l’UK quanto a sviluppo dell’eCommerce e dell’online advertising
A cui andrebbe aggiunto un pizzico di innovazione Sud Coreana e uno stimolo al turismo di impronta egiziana. Il tutto inquadrato in un singolo mercato “Digitale” nei Paesi EU27.
Ora, individuati gli ingredienti della ricetta magica, cosa osta al raggiungimento della perfezione anche in Italia? Il ruolo poco deciso e decisamente lento di policy makers e dei governi. Secondo Simona Zanette, presidente IAB Italia, la realizzazione immediata dell’Agenda Digitale appena approvata potrebbe essere la leva giusta per ridare una spinta all’economia, portando effetti positivi non solo sulle aziende più innovative, ma anche, a cascata, su tutta l’economia del Paese agendo anche sull’indotto che ruota attorno a queste aziende.
In pratica sono tutti d’accordo a che il sistema delle decisioni sia un abilitatore più forte. Strano però che alla discussione non fosse presente nessuno dell’Agenzia per l’Italia Digitale, neonata istituzione con il compito di portare avanti gli obiettivi definiti dall’Agenda Digitale Italiana, monitorando l’attuazione dei piani di ICT delle pubbliche amministrazioni e promuovendone annualmente di nuovi, in linea con l’Agenda digitale europea.
La nota stonata dell’evento? Il fatto che, come spesso accade, per parlare di internet, comunicazione digitale, innovazione ecc. si scelgano sedi prestigiose senza considerare che i muri spessi bloccano la connessione via smartphone. L’assenza di una connessione wi-fi per supplire all’inconveniente mi sembra l’ennesimo tentativo di filosofeggiare perdendo di vista i risvolti pratici e concreti della materia: parliamo di internet ma non vi diamo la connessione; esaltiamo le doti dell’integrazione tra i media online ma non vi consentiamo di farla. Eppure nel caso dell’evento specifico, tra i main sponsor dell’evento c’erano nomi come “e-business consulting“ (nella cui brochure, opportunamente distribuita all’ingresso insieme al programma, ė sottolineata l’esperienza in PR online e social media marketing e di wifi CRM) e “Seat pagine gialle” che proprio estranei al tema non dovrebbero essere.
L’intensità dell’applauso
Pubblicato: 17 aprile 2013 Archiviato in: deduzioni | Tags: applausi, attenzione, gradimento Lascia un commento »
L’intensità dell’applauso è direttamente proporzionale al disinteresse per la prestazione appena conclusa.
Questa mia la grande constatazione alla conclusione della conferenza cui ho assistito oggi: i due seduti accanto a me non hanno fatto altro che chiacchierare allegramente dei fatti loro ma senza tralasciare di applaudire calorosamente al termine di ogni intervento.
Quando si dice che l’applauso dà la misura del gradimento…





